This entry was posted on Wednesday, January 30th, 2008 at 3:41 pm and is filed under Progetti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
• StyleMagazine, Aldo Cazzullo nell’outlet di Style
Martedì 15 gennaio, ore 21, isola di Style Magazine nell’oceano di Second Life. In poltrona decine di avatar arrivati dai computer di tutta Italia. Sul palco, scortato dal prode Piermaloso Congrejo della nostra redazione, Aldo Cazzullo in persona (virtuale). , Piemontese di Alba, 41 anni, inviato del Corriere della Sera, Cazzullo è una delle prime firme del giornalismo italiano. Il suo segreto? «Sono uno che lavora molto. Che cerca. Se no non sarei qui». Abbiamo cercato anche noi. E abbiamo scoperto, per esempio, che da piccolo era juventino «ma poi ne sono uscito: nel senso che tifare per Moggi era molto, molto difficile». Oppure che ha cominciato a scrivere per il giornale di sinistra della sua città, il Tanaro, a 17 anni. Il problema è che «nella mia città la sinistra quasi non esisteva. Infatti il Tanaro ha chiusi e ho dovuto cambiare giornale. Sono passato al giornale diocesano, insomma dei preti, che esiste dal 1887 e gode di ottima salute». Poi il salto alla Stampa e infine al Corriere.Aldo Cazzullo si è occupato dei Mondiali di calcio e di Lotta Continua, di attualità politica e grandi fatti di cronaca. In versione avatar ci ha raccontato anche del suo ultimo libro, Outlet Italia, un viaggio nel nostro presente a partire dai nuovi luoghi che lo caratterizzano. Il santuario e il villaggio vacanze. La palestra chic milanese e la megadiscoteca romana. Montecitorio e Portorotondo. In attesa di sbirciare il video dell’evento, eccovi un assaggio dell’intervista.
Alle nostre spalle, l’immagine dell’outlet da cui parte tutto il tuo viaggio tra i superluoghi dell’Italia di oggi. Cosa ti ha colpito tanto di questi outlet?
Mi hanno colpito non tanto gli outlet pieni, quanto le piazze vuote. Gli outlet non sono brutti posti, un po’ mi preoccupa che stiano sostituendo le piazze, però. Perché ho l’impressione che stiamo perdendo qualcosa. Quelle relazioni umane che nel centro commerciale è difficile ritrovare. Quello che unisce gli outlet agli altri posti che vediamo qui attorno è il fatto che sono tutti posti in cui non si parla, o si parla poco. Non ci si incontra, non ci si conosce, non ci si fidanza. Pino Corrias, che ha scritto un bel libro sugli assassini di Erba, mi ha fatto presente che Rosa e Olindo si erano conosciuti in un centro commerciale.
Un concetto preoccupante su cui ti soffermi abbastanza, nel raccontare l’Italia: il degrado dei rapporti umani.
Sì, sono convinto che il degrado dei rapporti umani sia il vero segno dei nostri tempi. Lo si vede innanzitutto nel traffico, o nel fatto che nelle nostre case ci sono più cani e gatti che figli. Il che non è necessariamente un male. Lo diventa quando il cane è trattato come se fosse un bambino. Lo si chiama come un bambino, Beppe o Ilaria. Gli si compra il regalo a Natale. A Roma c’è un negozio che si chiama la boutique del cane chic. A me piacciono gli animali, ma credo sia giusto trattarli da animali.
Come capitale morale dell’Outlet Italia scegli Milano: vendere e comprare sembrano coincidere con la vita, scrivi.
Secondo me Milano non è affatto in crisi, anzi sono convinto che sia alla vigilia di una grande ripartenza. Le concentrazioni bancarie hanno confermato il primato di Milano nella finanza. E poi ci sono l’Expo, il nuovo museo di arte contemporanea che sta costruendo Renzo Piano nella vecchia Falk. Quello che secondo me è in crisi a Milano sono proprio le relazioni umane. Che sono state veramente il suo punto forte.
«Alla nostra generazione è mancata questa politica che formava e selezionava, insegnava a parlare in pubblico, a guidare un’assemblea, a condizionare la volontà altrui». L’hai detto in un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti. Ti senti la voce dei quarantenni di oggi?
No, non mi sento la voce di nessuno se non di me stesso. Appartengo a una generazione che fatica a dire «noi». Non abbiamo una canzone, un libro, un disco, tantomeno un’idea che ci definisca come generazione. Siamo cresciuti come monadi. Come microcosmi isolati.
Nel frattempo, sessantenni ce la menano col Sessantotto.
Sono l’ultima generazione ad aver affidato alla politica la ricerca della felicità, persino la loro stessa vita. Per questo ci sembrano così distanti. Il Sessantotto secondo me non è stato affatto male. Il problema è che strada facendo ha abbracciato un cadavere putrefatto, quello del comunismo, del marxismo…
Annullata la visita del Papa alla Sapienza. Ma c’è troppa Chiesa nella nostra politica o c’è troppa politica in questa Chiesa?
Chi ha contestato il Papa ha fatto il suo gioco. Ratzinger è un destro terrificante, ma contestarne la visita all’università è stato un errore gravissimo. Per due motivi. Perché è stato un gesto di intolleranza e perché il Papa a buon diritto ora può comportarsi come una vittima.
Insomma, ma è meglio un’ora su Second Life o un pomeriggio al Valmontone Outlet?
Stare qua con voi non è affatto stressante! (A proposito, avete notato che qui in Sl siamo tutti magri?) Anzi, è stato divertente. Unico difetto: il modo di esprimersi mi sembra un po’ troppo oracolare.
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